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Voce libera di Dronero e della Valle Maira

L’escolo de mountanho

nizza A Stroppo il piccolo museo de “L’escolo de mountanho”. Cartelle di legno, piedi sempre bagnati negli zoccoli

L’aula era piccola, piccola anche la stufa accesa con i pezzi di legno portati da ogni bambino. Per andare da casa a scuola s’andava sulla slitta, se c’era; altrimenti a piedi.
«Per sapere dove andare bisogna conoscere da dove arriviamo», sostiene Roberta Bottero, la volontaria che ci fa visitare “L’escolo de mountanho” nel municipio di Stroppo, in Borgata Paschero, alta Valle Maira, 1000 m s.l.m.
«L’idea di raccogliere il materiale per allestire questo piccolo museo era venuta nel 1991 ai ragazzi del convitto di Stroppo, continuata poi dalle maestre Lucia e Adriana Abello con i ragazzi delle elementari di Dronero nel 1994/95», spiega Roberta.

Il museo è in due piccole stanze: la prima raccoglie materiale scolastico dalla fine dell’Ottocento agli anni Settanta. Fa eccezione il quaderno di latino di Andrea Einaudi, studente nel collegio di Saluzzo nell’anno 1839/40: un cognome famoso, come quello del primo presidente della Repubblica italiana, nato a Carrù nel 1874, ma figlio di Lorenzo, nato proprio a San Damiano Macra.
Tra il materiale d’epoca, salvato dall’erosione del tempo, ci sono pagelle, quaderni neri con filo rosso, carta assorbente, registri, documenti di insegnanti, fotografie di classi con i bambini che fermi accanto alla maestra fissano l’obiettivo.

Sono esposti i lavori di ricerca degli scolari degli anni Duemila che hanno ricostruito la vita dei loro nonni, e dei nonni dei nonni, quando la valle era molto abitata, tanti i ragazzini che andavano a scuola con maglioni e calze di lana, immaginiamo filata dalle madri che allevavano le pecore sambucane. Ai piedi “costantemente bagnati”, scrivono, gli zoccoli.
Venivano a scuola dalle undici borgate di Stroppo, case arrampicate sul versante soleggiato della valle, quello settentrionale come San Martino, l’ultima borgata prima del vallone di Elva.
Non c’era televisione, non si leggevano giornali. Per imparare a conoscere e ad evitare i pericoli c’erano, appesi nelle aule, i manifesti dell’Inail, testimoni di un mondo scomparso. Grandi, con figure colorate di bambini e ragazzi in situazioni della vita di ogni giorno ma potenzialmente pericolose. Un grande sole e l’avvertimento di evitare un’insolazione; coprire gli occhi per non essere accecati dai chicchi di grano durante la mietitura; fare attenzione ai calci delle bestie; non toccare le bombe nei campi; non legare al polso la corda che tiene un animale; non cadere dagli alberi… E anche i primi consigli su come affrontare l’incontro tra pedoni e auto.
Colpisce la grafia accurata frutto di lunghi e faticosi esercizi forse indispensabili in un tempo senza computer e stampanti.

In una vetrinetta il volume dell’atlante geografico “muto” del 1913, senza nessuna indicazione per allenare gli allievi a riconoscere e indicare paesi, montagne, città.
Nella seconda stanza è ricostruita un’aula con i banchi di legno a due posti con sedile reclinabile, il foro per il calamaio in ceramica, il gancio per la cartella a lato. Sopra libri, pennini, e incredibili cartelle… di legno; dietro la cattedra appesi i grembiulini neri con il grande fiocco blu. Pendono dai muri, accanto alle carte geografiche, le foto del re Vittorio Emanuale III e del generale Armando Diaz.
Daniela Bruno di Clarafond

L’escolo de mountanho, Borgata Paschero, 12, Stroppo. Visite scuole su prenotazione, Municipio di Stroppo, tel. e fax 0171 999112.

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