Dragone

Voce libera di Dronero e della Valle Maira

Parliamo di Unione

ragazzi Parliamo ancora di comuni, ma non tanto di fusione quanto piuttosto di Unione. Unione intesa come l’ente sovracomunale che individua le linee di sviluppo della Valle. Lo spunto, questa volta, ci è offerto dalla lettera di don Ugo Sasia sul bollettino parrocchiale dell’Alta Valle e che, con il suo consenso, riportiamo sul nostro giornale.

Invitiamo i nostri lettori a prenderne visione perché esprime in modo semplice e chiaro concetti che anche noi ci siamo sforzati più volte di ribadire.
Innanzitutto il rischio di “costruire cattedrali nel deserto” pur di utilizzare fondi resi disponibili da enti di livello superiore (regionale, nazionale, europeo) senza coinvolgere né il territorio, né la popolazione nelle fasi decisionali. Come giustamente sottolinea il sacerdote, prima il via al progetto poi, eventualmente, la discussione, a cose fatte.
Realizzare opere di dubbia utilità e con un futuro incerto comporta inevitabilmente dei costi, non tanto immediati (poichè finanziati dall’esterno) quanto di mantenimento nel tempo di ciò che si è realizzato e forse questo è il vero problema.
In secondo luogo, ma non meno importante, la scelta dei tempi: dialogo, confronto, condivisione prima di passare alle fase esecutiva, non dopo.
Esempi di scelte calate dall’alto e mal digerite dalla gente non mancano sia in piccolo nei nostri territori, sia molto più in grande con opere infrastrutturali di rilievo, come ad esempio la TAV in Valle Susa. Un progetto degli anni ’90 in cui “dialogo, confronto e condivisione” sono venuti dopo l’avvio della fase esecutiva esacerbando gli animi e compromettendo di fatto un’opera, dilatandone i tempi di realizzazione così tanto da renderla obsoleta.
Dunque scelte condivise. Per contro, l’affermazione recente di Davide Casaleggio presidente della Casaleggio Associati (figlio ed erede di Gianroberto, cofondatore del Monvimento5Stelle) secondo cui il Parlamento ha i giorni contati, surclassato da una presunta democrazia diretta gestita attraverso la “rete” ci pone di fronte ad alcune perplessità.
È vero che la democrazia rappresentativa ha dei limiti, limiti tanto più evidenti quanto più gli elettori si disinteressano a ciò che fanno i rappresentanti da loro stessi eletti ed è altrettanto vero che la “rete” può essere uno strumento di democrazia. Temo però che affidare tutto e soltanto alla “rete”, magari ad una rete controllata (cito non a caso la piattaforma Rousseau – con buona pace del filosofo svizzero di cui porta il nome – gestita proprio dalla Casaleggio associati) non assicuri la massima espressione di democrazia. Come abbiamo richiamato più volte – e come sottolineato recentemente dal Presidente Mattarella nell’annuale incontro estivo con i giornalisti – occorre affrontare le cose con buon senso, anziché uniformarsi al senso comune del momento.

ST

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