Dragone

Voce libera di Dronero e della Valle Maira

Un segnale …

covid19 Un segnale forte, indubbiamente. Giusto? Forse. Magari con troppe aspettative.


Questa la lettura che mi pare di poter dare dell’esito del referendum costituzionale. Gli italiani hanno partecipato attivamente: quasi il 54% di votanti in una consultazione nella quale neppure si richiede il quorum è un dato significativo, tanto più che, se vogliamo, il “traino” delle amministrative era abbastanza localizzato. Solo cinque le Regioni al voto e non hanno fatto la differenza. Dunque i cittadini hanno voluto far sentire la loro voce dicendo SI a larga maggioranza al taglio dei parlamentari. Il rischio, a mio avviso, è che fatta questa scelta si possa pensare che tutto andrà bene. Come sappiamo, in termini di bilancio, il risparmio è esiguo e, se non ci saranno altri interventi legislativi, i parlamentari saranno ancora designati dalle segreterie dei partiti, che stileranno le loro liste. In altre parole, sarà ancora più difficile scegliere da chi essere rappresentati e non dimentichiamo che la nostra è una democrazia rappresentativa per definizione.

Perdonerete se torno ancora una volta alla nostra Costituzione. L’art. 67 recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Vale a dire che l’eletto risponde in primo luogo ai suoi elettori, ovvero li rappresenta. Vedere la politica come il peggiore dei mali, credo non contribuisca a risolvere i problemi, semmai serve a trovare un capro espiatorio. Il problema, sempre a mio giudizio, non è la politica – la buona Politica – quanto piuttosto chi la politica la abita e la piega al tornaconto personale o di ristretti gruppi di interesse. Questo vale per il livello nazionale, quello regionale e quello locale.

Ancora la nostra Carta, ultra settantenne, ci ricorda che “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore” (art. 54). Solo partendo da questo concetto si può comprendere cosa significa gestire la “cosa pubblica” a tutti i livelli ricordando che “pubblico” vuol dire di tutti, non certo di nessuno. Nel nostro piccolo, come giornale locale, ci piacerebbe aprire un dibattito su questi temi con i nostri lettori.

Sergio Tolosano

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