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Voce libera di Dronero e della Valle Maira

Intervista ad Anna Astesano

ragazzi In una domenica qualunque, a Dronero, abbiamo avuto il piacere di incontrare per un’intervista Anna Astesano, arpista e giovane talento della musica classica.

Diplomata con il massimo dei voti al conservatorio “Ghedini” di Cuneo, classe 1993, Anna Astesano collabora con alcune delle migliori orchestre europee: Orchestra Luigi Cherubini, orchestra del Teatro alla Scala di Milano e London Philharmonic Orchestra. Diretta da importanti maestri della musica classica, tra i quali spicca il nome di Riccardo Muti, si è esibita nei teatri più prestigiosi di tutto il mondo. Scopriamo insieme la sua brillante carriera.

La prima domanda è d’obbligo, perchè ha scelto l’arpa?

Quando ero piccola ho frequentato il corso “Musica come gioco”, a Dronero. Qui ho avuto modo di “incontrare” quasi tutti gli strumenti, però nessuno mi soddisfaceva particolarmente. Ero indecisa tra la batteria e l’arpa, infine ho scelto quest’ultima, sopratutto grazie ai corsi dell’Istituto di Musica di Busca. Fin dall’inizio sono stata molto convinta della mia decisione.

Quindi il suo percorso musicale inizia a Dronero?

Si, a Dronero ho seguito il corso di “Musica come gioco” per un anno e mezzo, dopo ho iniziato i corsi a Busca. Mi ricordo che fin da bambina ero interessata di più alla musica che alla pallavolo.

Dopo Busca si è iscritta al conservatorio “Ghedini” di Cuneo?

Ho avuto la fortuna di entrare negli anni del vecchio ordinamento, allora frequentavo la terza media. Quando entrai in Conservatorio iniziai a frequentare i corsi del terzo anno, quindi me ne mancavano ancora sei per il diploma. Il primo anno dovevo viaggiare continuamente da Dronero a Cuneo. Quando mi sono iscritta al Liceo Scientifico tutto è diventato più comodo. Mi sono diplomata l’anno della maturità, in seguito ho trascorso un anno colmo di attesa: ho iniziato a frequentare dei corsi di specializzazione a Cuneo, inviando al contempo delle richieste per studiare all’estero. Ho vinto l’audizione per integrare la classe del CSNMD (Conservatorio nazionale superiore di musica e danza) a Lione, dove sono rimasta 4 anni: è stato un periodo di studio “matto e disperatissimo” per il perfezionamento della tecnica. Ho conseguito anche una laurea in Musicologia presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Lione. In quel periodo, inoltre, facevo spesso la pendolare tra Lione e Milano.

Per l’Accademia del Teatro alla Scala?

Si, quando ero a Lione ho fatto domanda, sinceramente con poche speranze, per l’Accademia del Teatro alla Scala di Milano. Contro ogni mio pronostico ho superato le audizioni. Mentre a Lione perfezionavo la tecnica da solista, all’Accademia del Teatro alla Scala, invece, apprendevo meglio che cosa significhi suonare in un’ orchestra.

Quando ha capito che la musica sarebbe stata la sua vita?

L’anno della maturità. Ovviamente avevo qualche dubbio, come alternativa desideravo iscrivermi al corso di laurea in Lingue Orientali a Trieste. Comunque, grazie al mio lavoro, oltre l’inglese, ho imparato altre due lingue: il francese e il tedesco.

Parliamo ora dell’Orchestra Luigi Cherubini. Come è iniziata questa avventura? Cosa ha provato incontrando e lavorando con un “gigante” della musica classica come Riccardo Muti?

La mia avventura è incominciata con una prima selezione: eravamo presenti in 80 e siamo rimasti soltanto in 5 per la finale. All’ultima audizione era presente Riccardo Muti, molto serio e formale, che mi ha scelto personalmente come prima arpa dell’orchestra. La prima produzione con la Cherubini è stata in Giappone: metà dell’orchestra era formata da musicisti della Cherubini, l’altra metà da musicisti giapponesi. Suonavamo in diretta TV e radio dal Tokyo Metropolitan Theatre. Ricordo che in programma avevamo arie di Verdi e il prologo del Mefistofele di Boito. Il contratto con la Cherubini, per ogni musicista, dura tre anni, Riccardo Muti ha richiesto che rimanessi un anno in più.

Cosa si prova a suonare durante l’esecuzione di un’ opera?

L’arpa non suona di continuo, al contrario ad esempio del violino, il quale ha pochi momenti di pausa, ma quando interviene spesso è solista. È importante conoscere bene l’opera e, sicuramente, per questo motivo dal punto di vista della concentrazione è moto stressante.

“Concerto per l’Expo”, con l’Accademia della Scala, e il concerto in Iran, con la Cherubini: le andrebbe di raccontarci queste avventure?

Per il concerto dell’inaugurazione dell’Expo, ricordo che gli organizzatori ci avvisarono solamente una settimana prima. Faceva freddissimo quella sera e gli strumenti si scordavano molto facilmente. A parte questi imprevisti, è stato veramente emozionante suonare con Piazza Duomo colma di persone. Inoltre, eravamo in diretta mondiale. Di quella sera ho un ricordo molto speciale che non riguarda la musica: per uscire dal palco dovevamo entrare nel Duomo, è stato molto suggestivo poterlo visitare in piena notte, completamente vuoto.
In Iran, con l’Orchestra Luigi Cherubini, suonammo per il 60° anniversario dei patti con l’Italia. Anche in questo caso metà dell’orchestra era composta da componenti italiani e l’altra metà da iraniani. Due settimane prima del concerto, purtroppo, alcuni attacchi terroristici hanno coinvolto la città di Teheran e, per questo motivo, qualche musicista non voleva partecipare. Alla fine tutto si è risolto nel miglior modo possibile e il concerto non è stato annullato. Vedere un mondo così distante dal nostro, e incontrare un cultura diversa, è stato molto interessante: la storia persiana è incredibilmente affascinante. I musicisti iraniani sono più che altro specializzati nella musica tipica del loro paese e sono “affamati” di musica classica. Penso sia illuminante che due culture differenti riescano a suonare insieme.

Progetti per il futuro?

Ho conseguito il Post Graduate Advance Diploma, a Londra. Durante questo corso, che ho potuto frequentare grazie alla borsa di studio del Trinity College, ho seguito uno schema di “mentorship” presso la Royal Opera House, che mi ha permesso in seguito di suonare anche con l’orchestra da prima arpa. Trasferendomi nella capitale inglese ho potuto comprendere la scena musicale londinese: per avere un idea, a Londra sono presenti e attive all’incirca 20 orchestre. Per il mio futuro desidero aumentare la collaborazione con le orchestre.
Ora suono nell’accademia della London Philharmonic Orchestra, un traguardo importante che non mi sarei mai aspettata di riuscire ad ottenere dopo essermi trasferita a Londra solamente da un anno. Il giorno dell’audizione, ricordo, ero senza arpa, per motivi logistici, e ho dovuto suonare con una diversa dalla mia. Ero così impegnata nel recuperare uno strumento quel giorno, che non ho avuto modo di agitarmi, probabilmente per questo l’audizione è andata bene

Durante un concerto, qual’è il momento più difficile e qual’è il momento più emozionante?

Il momento più brutto è sicuramente quando si spacca una corda prima di un concerto: dopo che hai accordato lo strumento per mezz’ora, ritorni sul palco e trovi la corda spaccata. Devi cambiarla in fretta mentre tutta l’orchestra si prepara per iniziare a suonare.
Il momento più bello è quando il direttore ti fa alzare per l’applauso perché hai suonato bene un assolo.

Se dovesse dare un suggerimento ad un giovane che vuole intraprendere una carriera come la sua, cosa consiglierebbe ?

Primo, essere appassionati veramente, perché questo tipo di carriera richiede tanti sacrifici: lavori quando gli altri sono in vacanza, non hai orari fissi e sei tu che insegui il lavoro, cerchi il concorso e non aspetti che sia lui ad arrivare da te.
Secondo, non farsi influenzare da quello che gli altri fanno intorno a te: ognuno deve intraprendere il percorso che ritiene più congeniale e più adatto alle proprie qualità e capacità. Infine cercare un insegnante non per la comodità ma per la professionalità.
Se ci metti tutto te stesso, poi le cose vanno.

Alessandro Monetti

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